C’era una volta

Quando mi chiedono se sono una strega, mi viene da sorridere. Magari!, rispondo in genere, e cerco di chiudere la questione. Perché la maggior parte delle persone, quando nomina le streghe, non sa di cosa sta parlando.

Mi occupo di streghe da sempre. Prima di imparare a leggere e scrivere, guardavo un libro di favole illustrate dei fratelli Grimm e non riuscivo a togliere gli occhi dall’immagine di una donna che veniva bruciata in un grande forno e mi chiedevo cosa avesse fatto di così terribile per meritarsi questo.

Mia madre mi lesse allora la storia di Hansel e Gretel libro e la cosa che mi turbò profondamente non fu la strega che voleva mangiarsi i bambini quando il fatto che la loro madre, non potendo provvedere a loro, aveva deciso di abbandonarli nel bosco! Cioè, ai miei occhi era molto peggio una mamma così che una vecchia un po’ cannibalesca, perché una mamma era una cosa vera mentre una donna che si nutrivano di infanti mi puzzavano di bugia grande come una casa.

Quindi, nella mia logica di bambina già un po’ controcorrente, era la mamma che avrebbero dovuto punire, perché era per colpa sua se i bambini erano finiti in mano ad una strega. Come in Cappuccetto Rosso: perché mandi tua figlia a portare il cibo alla nonna malata se nel bosco c’è il lupo? Non puoi andarci tu o mandarci qualcuno grande e grosso?

E non mi piacevano nemmeno le principesse, che si mettevano sempre nei guai tanto poi c’era sempre chi correva a salvarle, mentre, “le altre”, le cattive, non avevano nessuno che si curasse di loro.

Insomma, già da piccola simpatizzavo poco per i personaggi popolari e benvoluti e tendevo a prendere le parti di chi veniva emarginato, fosse esso un bambino con cui nessuno voleva giocare o una strega che finiva bruciata viva.

Uscita illesa dalle favole e con un forte spirito di solidarietà verso gli esclusi (ma anche con una discreta dose di fascinazione verso il mistero, il macabro e l’illecito, va detto), ho cominciato a leggere e a capire chi erano davvero le streghe. E ho scoperto cose interessanti, tristi, paurose e sconvolgenti. In primo luogo, c’erano due tipi di streghe: quelle delle leggende e quelle della realtà, ma se le prime erano chimere, invenzioni, proiezioni delle paure e delle fantasie degli uomini che dovevano dare forma concreta a ciò che non sapevano spiegare (e chi meglio di megere brutte e crudeli?), le seconde erano donne in carne ed ossa che poco o niente avevano a che fare con il male.

Forse sono esistite (o esistono) figure che si credevano realmente essere emissarie del demonio e come tali si comportavano, ma la maggior parte, la stragrande maggioranza, erano donne accomunate da un’unica caratteristica: la diversità. E poiché la diversità fa paura, soprattutto quando non la si sa affrontare e spiegare, ecco che è meglio rivestirla del manto nero e lacero di una strega cattiva.

Chi erano quindi le streghe?

Le streghe, per la maggior parte, erano donne emarginate, indigenti, malate di mente. Erano adultere, o mogli di cui un marito voleva liberarsi, o donne che non riuscivano ad avere figli. O ladre che rubavano per mangiare. O donne che avevano ucciso uomini che le avevano usate, picchiate, stuprate. Era una vicina di cui ci si voleva vendicare, erano vittime della delazione e della paura, di chi, sotto tortura, arrivava a confessare che la sua stessa figlia, o madre, o sorella era una strega.

Ma le streghe erano anche donne di scienza e di conoscenza: erano curatrici, herbarie, levatrici, cavadenti, aggiustaossa…

E se andiamo a ritroso nel tempo e ci allarghiamo nello spazio, possiamo vedere come il termine strega si confonde sempre più con quello di maga e poi di sacerdotessa e poi di divinità, fino ad arrivare all’identificazione di una Madre primordiale, amorevole e prolifica, da cui ha origine il tutto: quella che nelle antiche religioni pagane veniva chiamata la Dea Madre.

In tutti questi anni di studi ed esperienze, ho imparato molto ma mi rendo conto ogni volta che è solo la punta dell’iceberg e che, nel sommerso, la storia delle streghe si intreccia in modo indissolubile con la storia delle donne in generale. E non è una storia che fa stare allegri.

Sull’altro piatto della bilancia, ci sono tutta una serie di conoscenze – pratiche, personali e spirituali – che mi hanno arricchito in modo inimmaginabile.

Il mio rapporto con il magico è sempre stato di tipo empatico: assorbo come una spugna tutte le energie, buone o cattive, di chi mi sta vicino. Per molti anni ho cercato di capire perché, dopo un po’ di ore che parlo con qualcuno, mi sento esausta, provata sia fisicamente che mentalmente e l’unica cosa che ho voglia di fare è rifugiarmi in una stanza da sola a leggere un libro o a dormire.

Quando, dopo molto tempo, ho finalmente capito (grazie soprattutto a una persona che mi spiegato tante cose) che non ero pazza ma, semplicemente, un vaso comunicante con troppo spazio per i fluidi energetici altrui, ho imparato a gestire questa situazione e a trasformarla in qualcosa di buono.

Non so se tutto ciò fa di me una strega o meno, ma anche se lo fossi, sarei una strega molto prosaica che va in bicicletta, naviga su Internet, con una passione smodata per tutti gli oggetti tecnologici, soprattutto quelli che rendono la vita più facile, che indossa i jeans, ascolta musica rock, adora tutti gli animali e la birra. Ho sì un gatto nero ma ne ho altri quattro di colori diversi. E non trasformerei mai, nemmeno se potessi, un essere umano in un animale, perché rispetto troppo questi ultimi.

Se proprio devo darmi una collocazione, in modo scherzoso, direi allora sono una strega di quelle antiche. Di quelle che cercavano l’armonia con la Natura e che nella Natura trovavano la vera magia. La Natura insegna poche e basilari cose: rispetta la stagionalità, conosci a fondo i suoi elementi e impara ad usarli per scopi benefici (o malefici, dipende da quello che uno cerca dalla magia). Le streghe del passato conoscevano le erbe, “sentivano” il tempo, parlavano con gli alberi. Si sentivano protette nel profondo di un bosco e libere in mezzo ad un prato. Erano figlie della Luna e del Sole e si riconoscevano tutte in una grande unica Madre: la Terra. Erano curatrici, levatrici, tempestare, mammane, fattucchiere, propiziatrici di vita o di morte. Avevano una conoscenza ancestrale, in parte ereditata e poi sviluppata con l’esperienza. Vivevano spesso isolate; temevano gli essere umani più di ogni altra cosa.

Ho scoperto il mio lato magico solo da poco, quando, dopo anni sempre più insofferenti passati in città, ho sentito più forte che mai l’esigenza di avvicinarmi alla Natura e all’elemento che più mi è caro: l’Acqua.

Sono diventata quindi una Strega di Lago, ho imparato a prendermi cura di un giardino, a coltivare un orto, ad utilizzare le erbe e a vivere ogni giorno della mia vita ascoltando il più possibile i ritmi naturali.

Ho smesso di mangiare animali e cerco di non fare del male ad anima viva. Cerco di trasferire agli altri tutto ciò che di buono ricevo con l’unico tipo di magia che conosco: quella degli alimenti. E, a quanto pare, funziona! Ma, del resto, se con magia si intende la capacità di trasformare qualcosa in qualcosaltro, allora è proprio intorno ad un focolare che si è verificato il primo atto magico: quello della preparazione e trasformazione del cibo.

In cambio sto avendo tanto. Ogni giorno che passa, sento la mente aprirsi sempre più ai quella antica conoscenza delle Donne Magiche. Ogni giorno mi sento un po’ più ricca. Ogni giorno mi sento sempre più felice.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...