Ged-gedyah! And welcome to the Clan

Ho scoperto Outsiders in modo del tutto casuale, ed è stato subito amore. Ma Amore grande, del tipo “voglio venire a vivere con voi, adottatemi e portatemi sulla vostra Montagna, datemi da bere moonshine e fatemi fare un giro sui vostri quad!” Perché, lo ammetto, la donna selvatica che vive dentro di me, di fronte a certe cose, si esalta.

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La serie, trasmessa dalla WGN e che vede fra i produttori  Paul Giamatti, racconta le vicende dei Farrell, un clan dislocato sul Monte Shay, nel tratto kentuckiano della catena degli Appalachi.

Gli Appalachi sono la più antica catena montuosa delli Stati Uniti, sono lunghi circa 2400 Km e attraversano 18 Stati. Non sono molto alti e, sembrano più colline che montagne, ma sono coperti di boschi e foreste dove non entra un filo di luce, attraversate da fiumi e rapide e spaccati da gole profonde. Sono anche ricchi di materia mineraria, soprattutto carbone, che ha sempre fatto gola alle compagnie di estrazione, le quali non si sono fatte scrupoli ad attaccare la montagna, scavando e distruggendo, dando sì un lavoro – sottopagato – agli abitanti delle cittadine circostante, ma devastando l’ecosistema e inquinando aria, terra e acqua.

Soprattutto, gli Appalachi sono scenario di storie e leggende legate in particolare ai loro abitanti, chiamati spregiativamente “white trash” (immondizia bianca) o “hillbillies” (“bifolchi della montagna”, mentre i redneck sono i bifolchi della campagna, FYI). Sono comunità molto chiuse, povere e diffidenti verso chi proviene dall’esterno. Si dice che fra alcuni di questi gruppi ci siano dei veri e proprio mostri, generati da incroci continui fra consanguinei e dall’inquinamento delle falde acquifere provocato dalle miniere.

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Se state pensando a film come Un tranquillo weekend di paura o Le colline hanno gli occhi, state pensando giusto. L’isolamento degli abitanti degli Appalachi (e in genere delle montagne), il loro stile di vita e l’aspetto poco “cittadino” sono da sempre terreno fertile per l’immaginazione e la creazione di storie spaventose. In realtà, la loro scelta di vita e la difesa strenua della loro terra e delle loro tradizioni non hanno nulla di mostruoso. Al contrario, sono questioni di sopravvivenza, e anche di salvaguardia di un’identità.

Come tutti i clan, i Farrell seguono proprie leggi e tradizioni, hanno una propria economia, una loro lingua e un legame viscerale e sacro con la montagna e la natura, principale fonte di sostentamento. A guidarli con polso di ferro c’è Lady Ray Foster, anziana e tosta matriarca che riesce a domare senza troppa fatica gli spiriti vigorosi e combattivi della sua gente.

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Un giorno i Farrell si vedono recapitare una notifica di sfratto da parte di una grossa compagnia mineraria, la One Planet Resources, che vuole trasformare la montagna in una miniera di carbone. Questo, a detta dei rappresentanti della compagnia, dovrebbe portare ricchezza e lavoro alla cittadina di Blackburg, ai piedi del monte Shay, dove la disoccupazione è ai massimi storici. Naturalmente, né i Farrell né gli altri clan che vivono su quei monti da generazioni hanno intenzione di sloggiare dalla lo terra, e l’ingiunzione di sfratto diventa una dichiarazione di guerra in piena regola.

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Da qui parte un’escalation di vicende drammatiche e violente (senza rinunciare a un po’ di ironia e a tanta azione) che porta alla rottura del fragile equilibrio fra i Farrell e gli abitanti di Blackburg.

Ned Osborn:  “La gente ha paura di loro, ma d’altra parte, i Farrell fanno parte della storia di questo posto, sono una leggenda.”

Haylie Grimes:  “Una leggenda non tiene le luci accese.”

Non dico altro sulla trama perché non sono capace di fare una sintesi decente senza perdermi per strada, né voglio entrare nel merito di pregi o difetti tecnici, di regia o sceneggiatura, non sono mio terreno di competenza.

Il mio è un approccio molto “a pelle” e, a pelle, ciò più mi ha colpito e mi ha preso è la rappresentazione di uno stile di vita, di conoscenze e valori distaccati dal mondo moderno come lo concepiamo noi esseri “civilizzati”, che riescono a sopravvivere nel tempo, nonostante questo mondo esterno faccia di tutto per omologarli o, quando non ci riesce, per annientarli.

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Gli Outsiders rappresentano un mito, un ideale che ai più sembrerà un’involuzione ma che io ho sempre trovato affasciante: una comunità in grado di vivere in autonomia e in perfetto equilibrio con la Natura, la cui forza e sopravvivenza si fondano sulla lealtà, sulla solidarietà fra i membri del clan, sul prendersi cura l’uno dell’altro.

Hasil “Mia mamma, lei… lei è morta quando mi ha fatto nascere. Mio… mio pà deve averla amata intensamente perché dissero che impazzì per il dolore. Si ubriacò e… cadde da una scarpata. O forse saltò.”
Sally Ann “È terribile! Quindi chi ti ha cresciuto?”
Hasil “Tutti quanti. Cioè, hanno fatto a turni.”

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Meet the Farrell

I Farrell sono – quasi tutti – analfabeti, non usano tecnologia di alcun genere, distillano un vino, il famoso “moonshine”, che può avere effetti devastanti per chi non è abituato (e infatti…), si vestono come sopravvissuti, sono coperti di tatuaggi tribali, sono sbruffoni, non si fanno problemi a menare come fabbri, scorrazzano come pazzi per i sentieri di montagna su quad taroccati e rumorosi. Credono negli spiriti, non credono nel denaro ma commerciano barattando; qualcuno preferisce il saccheggio, ma si tratta di una minoranza invisa anche all’interno del gruppo. Hanno leggi severe che puniscono il tradimento e l’omicidio con l’esilio se non con la morte; chi se ne va e decide di tornare deve passare sei mesi in una gabbia per dimostrare la propria volontà di essere riammesso nel clan. Rispettano gli Anziani e la loro/il loro Bren’in (sovrana o sovrano), le decisioni sono sempre prese in modo collegiale e tutti hanno diritti di esprimere il loro parere.

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Quando si sposano è per sempre, ma le donne sono libere e rispettate sul serio e sono loro a decidere se legarsi per sempre a un compagno o stare con chi gli pare. Sono considerate alla pari degli uomini, non perché si comportano come loro, ma proprio per quello che le rende differenti e che fa parte della loro natura. Che siano madri, guaritrici, contadine, sacerdotesse, guerriere o regine le donne del clan beneficiano di pari diritti degli uomini. E scusate se è poco.

Conosciamoli da vicino (senza spoiler)

Lady Ray Farrell (Phyllis Somerville)

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È la Bren’in, la regina, titolo sia maschile che femminile, che si trasmette per ereditarietà o a chi ne è meritevole, su insindacabile giudizio del/la Bren’in in corso e del Consiglio degli Anziani. Anziana ma di grande spirito, è amata e rispettata da tutti, ma la sua determinazione a una resistenza non violenta contro chi vuole mandarli via è mal vista dal figlio Big Foster, che vuole invece difendere la sua terra con le armi.

Big Foster Farrell VI (David Morse)

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Figlio primogenito di Lady Ray, si capisce fin da subito che è la mina vagante del gruppo. Violento e malevolo, è disposto a fare scelte estreme pur di ottenere quello che vuole.

Lil’ Foster Farrell (Ryan Hurst)

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Figlio primogenito  di Big Foster e di madre sconosciuta, è l’esatto opposto del padre: è un’idealista dall’animo puro e patisce lo scherno e l’insofferenza che Big Foster gli manifesta palesemente.

Sheriffo Houghton: “Mi stai dicendo la verità?
Lil’ Foster: “Non ho mai detto una sola bugia in tutta la mia vita.”

G’Win” Farrell (Gillian Alexy)

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Bella, dolce, saggia, forte e scaltra. È l’erbaria, curatrice del clan (e già questo mi è bastato per farmela subito piacere). Prediletta della Bren’in, è compagna, ma non moglie, di Lil’ Foster che la ama perdutamente. Due perdite dolorose le impediscono di ricambiare l’amore del compagno con la stessa intensità. La sua principale preoccupazione è la sopravvivenza del clan.

Asa Farrell (Joe Anderson)

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Big Foster lo apostrofa come lostie, colui che si è preso. Si è allontanato dieci anni prima dal clan per intraprendere la carriera militare, per poi tornare senza preavviso. Viene riammesso da Lady Ray, con non poche riserve da parte di Foster padre e figlio, dopo sei mesi passati nella gabbia di espiazione. È lui che trova la notifica di sfratto dalla montagna inchiodata a un albero e la porta alla Bran’in. Essendo anche l’unico in grado di leggere, è sempre lui che ne legge il contenuto al gruppo, incrementando l’odio di Big Foster, che lo considera un portatore di sventura.

 Hasil Farrell (Kyle Gallner)

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Ok, lo dico subito: io adoro Hasil e adoro l’attore che lo interpreta, dalla prima volta che l’ho viso in Haunting in Connecticut. Orfano dalla nascita, è stato allevato da tutto il clan.  È curioso, riflessivo, sensibile e intelligente, ma non si fa problemi a menare le mani quando serve ed un combattente agile e veloce. Si innamora, corrisposto, di una ragazza di colore della città e per lei si mette in pericolo più di una volta. È un bravissimo intagliatore di legno e il suo modo per ringraziare è regalare piccole sculture di animali del bosco.

Sally-Ann (Christina Jackson)

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È l’amore di Hasil. In lui vede qualcosa di diverso e gentile che la incuriosisce e conquista subito. Ma la differenza culturale e razziale, più un fratello incattivito dalla mancanza di lavoro e dal senso di responsabilità nei suoi confronti, sono ostacoli molto difficili da superare.

Sheriff Wade Houghton (Thomas M. Wright)

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É il personaggio più tormentato di tutta la storia. Vedovo, con un figlio piccolo che adora ma di cui non riesce a prendersi cura, è vittima di depressione per la morte della moglie e dei farmaci per i dolori alla schiena. Si muove sul filo del rasoio che separa il suo dovere verso la comunità e il senso profondo di giustizia, misto a superstizione e alla mancanza di pregiudizi, che gli impedisce di cacciare i Farrell dalla loro montagna. Questo lo porta spesso a prendere decisioni a difesa di questi ultimi, in contrasto con quello che vorrebbero da lui la gente del posto e la sua nemesi principale, Miss Haylie Grimes, emissaria della One Planet Resurces, che vuole sbattere fuori i Farrell a ogni costo. Rispetto alle solite raffigurazioni degli sceriffi reazionari, violenti e razzisti delle piccole città di provincia, Wade Houghton è una bella novità.

Sheriff Wade Houghton:  “solo perché ho un distintivo e i baffi non vuol dire che io sia un fottuto razzista!”

 Ledda Houghton (Rebecca Harris)

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Sorella dello sceriffo Houghton, non ha problemi a difendere pubblicamente il diritto dei Farrell a rimanere sulle montagne, nonostante suo marito Breece sia uno degli operai disoccupati che sperano di trovare lavoro nella miniera. È dolce e determinata, con una grande fede che interpreta in modo laico e che la porta a voler cercare il buono in tutti e a fare sempre la cosa giusta.

Haylie Grimes (Francie Swift)

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Tutti i miei complimenti all’attrice per aver creato un personaggio così odioso, infido e manipolatore da farmi gridare insulti ogni volta che compare sullo schermo. Non a caso i fan della serie la chiamano “Bitch face”. Gestisce i rapporti fra la compagnia mineraria e la comunità di Blackbourg e, in maniera forse un po’ troppo prosaica, rappresenta la vera cattiva della situazione, senza scrupoli né morale, pronta a giocare sulla situazione critica degli abitanti pur di mettere le mani sulla montagna e sul suo carbone.

We’re all hillibillies inside

Leggendo recensioni, ho notato che la critica principale che è stata rivolta a Outsiders è di essere piena di stereotipi e di proporre una rappresentazione degli clan delle montagne offensiva e lontana dalla realtà. Si vede che non hanno mai visto film come Le Colline hanno gli Occhi, Wrong Turn e cose simili, perché Outsiders fa esattamente l’opposto cercando di riscattare l’idea del montanaro deforme, violento e selvaggio.

É stata fatta una grande ricerca, sia dai produttori che dagli attori, sulla storia e la cultura dei vari gruppi che vivono sugli Appalachi che, vale la pena ricordarlo, sono una catena montuosa di 2400 km, che va dal Mississipi a New e sono abitati da comunità eterogenee, più o meno civilizzate o modernizzate, molto differenti fra loro; diventa quindi  difficile stabilire quali sono stereotipi e quali si avvicinano alla realtà.

Poi, che gli autori abbiano giocato su qualche luogo comune e romanzato qualche aspetto è un’operazione lecita per accattivarsi il pubblico, così come ha senso che abbiano voluto mescolare varie referenze (sempre comunque appartententi alla storia di quei luoghi), come la cultura dei nativi americani, un linguaggio che è molto simile al gaelico (molti appalachiani erano e sono immigrati irlandesi e scozzesi, troppo poveri per la città),  una serie di culti e credenze di diversa provenienza e un abbigliamento misto fra bluegrass e figli dei fiori.

Outsiders non è  un documentario che vuole raccontare in modo filologico la vita di un clan degli Appalachi, ma è una serie d’azione che parla dello scontro fra due mondi e due culture, una selvatica e una che dovrebbe essere civile, dal quale quest’ultima ad uscirne molto meno bene.

Farrell Vs SAMCRO

In molti hanno paragonato Outsiders a Sons of Anarchy, ma io trovo le analogie alquanto forzate. Ci sono due gruppi, anzi due grandi famiglie allargate, che vivono al di fuori della legge, e poi c’è Ryan Hurst, l’Opie di SoA, che qui interpreta un ruolo abbastanza simile (mi verrebbe da dire volutamente simile). Ma, a mio parare, le somiglianze finiscono qui.

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I SAMCRO di Sons of Anarchy sono criminali per scelta, sfruttano l’ideale anarchico per giustificare le proprie azioni. Pur con un loro codice morale, ma sempre criminali sono.

I Farrell non vivono di crimine, anzi, cercano di essere il più autosufficienti possibile e puniscono gli atti criminosi (tipo tagliare due dita se si commercia per danaro), semplicemente non riconoscono l’ordine prestabilito da leggi che non gli appartengono, e in questo sono molto più genuinamente anarchici e, per certi aspetti, socialmente più avanzati (vedi voce “ruolo delle donne”).

C’è un’aura di poesia e nostalgia nella rappresentazione di questo mondo che pare fuori dal tempo, ma anche di fierezza e gioia e, soprattutto, di libertà. A differenza degli abitanti di Blackburg, prigionieri di un malessere endemico, alimentato fino a livelli di guardia da disoccupazione e tensioni sociali. É conseguenza che la disillusione di questi ultimi si sfoghi su chi vive fuori da un ordine sociale e civile che sembra non fare nulla per aiutare chi invece ci si conforma. E se poi ci si metteno anche gli interessi della compagnia mineraria a fomentare l’odio nei confronti dei Farrell, che fanno di tutto per difendere il loro diritto di rimanere sulla montagna, l’esplosione di una guerra è inevitabile.

Ma la Montagna non è cosa morta e sa chi sono i propri figli…

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Se vi è piaciuto Outsiders e volete vedere altre cose simili:

Appalachian film list (1)

Appalachian film list (2)

Hillbilly: Appalachia in film and television

Se volete qualche informazione in più sugli Appalachi e loro abitanti:

In the Mountains of Georgia

The Foxfire Magazine

Viaggio nel Paese delle Montagne Decapitate

Stereotypes Of Appalachia Obscure A Diverse Picture

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