Cinderella Overdrive

Era stata una serata da favola, ma quei dodici rintocchi erano arrivati troppo presto e, repentini, si erano portati via il sogno. Così ora Cenerentola si ritrovava fuori dalla porta di casa, ancora disorientata da quanto era accaduto quella sera. A terra, vicino ai piedi scalzi, la grossa zucca che solo poche ore prima era stata la sua carrozza se ne stava immobile, e anche un po’ ammaccata; di fianco alla zucca quattro topolini si guardavano intorno, spaesati.

Davanti agli occhi brillavano ancora le luci dorate degli enormi lampadari in cristallo mentre, nella sua testa, la musica continuava a suonare. Aveva voglia di ballare, così prese fra le braccia la zucca e, fingendo di essere nel maestoso salone di marmo rosa, si diresse a passo di danza verso l’ingresso. Non aveva sonno; decise quindi che avrebbe preparato subito il pranzo del giorno dopo, e ripensato alla serata, e sognato ad occhi aperti.

Ma appena mise piede in cucina, tutto il peso della sua infelice esistenza le crollò addosso come un macigno. Le pareti grigie e fredde, le pile di piatti e pentole che non era riuscita a lavare, l’odore stagnante di cibo e di stanchezza la riportarono di colpo a quella che era la sua realtà.

Avrebbe dovuto dare retta a quella stronza di Biancaneve! Lei sì che aveva capito tutto e ora faceva la signora Palma di Majorca con non uno ma ben sette domestici, e un marito ricco sfondato, pronto ad assecondare ogni suo capriccio. Mai, mai dare retta alle strane vecchiette che vogliono farti a tutti costi un favore.

E infatti eccola lì, con la sua zucca puzzolente, un mal di piedi del diavolo e quattro ratti parlanti.
Ratti parlanti?

Probabilmente aveva bevuto molto più di quello che avrebbe dovuto. Ma del resto cosa altro puoi fare quando vai a una festa convinta che almeno questa volta uno te lo porti a casa, e invece ti ritrovi in mezzo a cento donne assatanate come ad uno spettacolo dei Centocelle Nightdream, che cercano di concupire l’unico maschio – lampantemente gay – che di nome fa Azzurro, poveretto, e che se ne sta lì in un angolo, con l’aria più infelice della tua, ad aspettare che quella farsa di festa finisca presto per potersene finalmente andare alla Mucca Pazza a scatenarsi sulla musica degli Abba?

Ora che l’effetto dell’alcol era svanito, così come l’abito Gucci e le Ferragamo in cristallo tacco 12, Cenerentola vedeva le cose per quello che erano: si era lasciata fregare con quella storia della festa e dell’occasione della sua vita che non doveva assolutamente lasciarsi scappare, come le aveva detto la vecchia, probabilmente mossa a pietà dal fatto che Cenerentola, sebbene fosse sveglia e carina, si trovasse a fare ancora la badante a una matrigna e a due sorellastre brutte e cattive. Ma erano state parole troppo allettanti, e lei, che in genere era una ragazza coi piedi per terra, aveva voluto credere alla magia. Aveva vissuto la sua ora di celebrità, indossato vestiti firmati e aspettato pazientemente il suo turno per ballare con l’avvilito Azzurro. Aveva provato una gran pena per quel ragazzo costretto da un padre-padrone a quella messinscena. Ne sapeva qualcosa anche lei di genitori prepotenti e soffocanti.

Ma la realtà era una’altra: lei non c’entrava nulla con quel mondo, né ci teneva a diventare la moglie annoiata di un principe ereditario, costretta a passare le sue giornate fra tè ed eventi di beneficienza. Alla festa ci era andata per divertirsi un po’, trovare qualcuno che la portasse a cena in un posto elegante, magari seguita da una notte piccante,  e poi ognuno per la sua strada. Per il matrimonio non c’era tagliata e di vita domestica ne aveva fin sopra i capelli.

Decise di non pensarci più e darsi da fare a preparare quel benedetto pranzo per l’indomani, altrimenti le tre arpie chi le avrebbe sentite.

Che poi, fosse stato semplice… Ognuna voleva una cosa diversa.

E Genoveffa si era messa a dieta – per carità, con quel culo che faceva più regione che provincia era anche ora – e mangiava solo Weight Watchers. E Anastasia, dopo aver sterminato da sola l’intera popolazione bovina del regno, stava attraversando una fase macrobiotica. Per non parlare della matrigna, che mangiava solo francese. Anzi, français

“E tu, topino del cavolo, smettila di blaterare. Tanto non esisti! Non ci sei. Sei un’allucinazione alcolica. E io non ti sento. Non ti sentoooo. Come? Che dici? Soupe au potiron avec bière… E che roba è? Zuppa di zucca con la birra? E no, non va bene, la birra fa ingrassare. L’ultima cosa di cui ho bisogno è un’altra scenata isterica di Genoveffa.

Ah? La birra è per me? Sai che cominci a piacermi, ratto dei miei stivali?

Vediamo: il brodo c’è. La zucca c’è, aggiungiamo un po’ di verdure, anzi, potage. Et voilà! Così le accontentiamo tutte e tre.

Mmm, però qui manca qualcosa. Ma che cosa? Un po’ di spezie. Sì, ma dove sono le spezie?

Che dici? Lì sotto il lavandino? Ma no, topino, non vedi? Lì ci sono detersivi, stracci, secchi, e una confezione di vel.. Oh. Diavolo di un topo.”

 *** Un mese dopo ***

 “Sono stati finalmente resi noti i risultati dell’autopsia che attestano le cause del misterioso decesso di Donna Gerarda e delle sue due figlie Anastasia e Genoveffa. Sembra sia da attribuire a una zuppa di zucca avariata. L’unica imputata, la figliastra Cenerentola, è stata prosciolta per mancanza di prove. Si conclude così uno dei misteri più fitti e inquietanti del Regno. Passiamo ora ad altre notizie. Dopo settimane di infruttuose ricerche, pare che il principe Azzurro, unico erede al trono, sparito nel nulla alcune settimane fa, sia stato finalmente avvistato su una spiaggia del litorale romano in compagnia di un tronista di cui non è stato reso noto il nome, ubriaco fino all’osso. Il re si è rifiutato per il momento di rilasciare dichiarazioni. Sport…”

Sì, ma… e il lieto fine? Non c’è il lieto fine?

 Certo che c’è.

Cenerentola ha ereditato tutto, si è comprata un loft, ha ingaggiato i sette servitori della ex amica Biancaneve promettendo loro uno stipendio da favola (si dice che il principe consorte non navigasse in buone acque ultimamente) e ha aperto nella sua casa un club per aspiranti principesse fallite, dove, con l’aiuto di un topo parlante, insegna loro che per vivere felici e contente non serve affatto un principe azzurro.